Notizie storiche

Il palazzo di via Venti Settembre n.3 è novecentesco circa vincolato con D.M.del 5/03/1952 ed è collocato tra via Venti Settembre, Via delle Quattro Fontane e i giardini di Palazzo Barberini.
Il RIONE
Via Venti Settembre appartiene al Rione Trevi, le tre “misericordie”, ovvero tre pugnali, in campo rosso sono il simbolo araldico del rione che potremmo definire il più laico in quanto vi si contano meno chiese che negli altri, anche se quelle esistenti hanno un’antica tradizione e opere d’arte notevoli. Nella topografia archeologica dell’età romana, il rione, istituito nel 1743 con chirografo di Benedetto XIV, corrisponde in parte alla VI Regio, Alta Semita. Il nome deriva da Treio, Treghio, Trevio, che nel Medioevo significò lo sbocco di tre vie (trivium). Ma dove era questo trivio? Probabilmente dove si trova la Fontana di Trevi, fiore all’occhiello del rione, e la chiesa di S.Maria in Trivio. Nel Medioevo il rione si popolò di torri ghibelline e lo dominarono i Colonna. Nel Rinascimento e nel Seicento Trevi vide rifulgere la Reggia dei Papi (attuale Palazzo del Quirinale) e il poderoso Palazzo Barberini. Dopo il 1870, il rione cambiò notevolmente aspetto a causa delle demolizioni che portarono alla luce nuove arterie: vennero aperte via del Tritone, il Traforo Umberto I foderato di mattonelle bianche alla cui pulizia era addetta un’apposita squadra capitolina, via Regina Elena (l’attuale via Barberini). Il nome della via ricorda l’entrata dei bersaglieri in Roma attraverso la breccia di Porta Pia, dalla quale la via inizia per terminare all’incrocio di via delle Quattro Fontane. Costruita per volere di Pio IV la michelangiolesca Porta Pia, il papa volle sistemare anche la lunga e diritta via che si apriva dinanzi alla porta e che allora veniva indicata solamente come “via che da Montecavallo va alla porta Nomentana”, ma che in antichità era nota come Alta Semita, l’asse viario principale del Quirinale e lungo il quale si apriva la Porta Collina delle mura Serviane. La via fu terminata nel 1565 e venne denominata “Strada Pia” in onore del pontefice che l’aveva allargata e riadattata. Conservò questo nome (tranne una piccola parentesi settecentesca durante la quale venne chiamata “stradone di Porta Pia”) fino al 1870, allorché si ritenne opportuno intitolarla alla data fati dica del 20 settembre. Fu in questa occasione che la via fu limitata alla via delle Quattro Fontane (come sopra menzionato, prima arrivava fino alla piazza del Quirinale) mentre il restante tratto assunse il nome di via del Quirinale. Provenendo da Porta Pia, sul lato destro della via possiamo notare l’entrata della villa Paolina, fatta costruire dal cardinale Silvio Valenti Gonzaga, segretario di Stato di papa Benedetto XIV, che acquistò i terreni dai Cicciaporci intorno al 1748. Quel che non distrusse la guerra, fu distrutto dalla speculazione edilizia: nel 1884 gran parte del parco fu sacrificato per la nascita del nuovo rione. Dinanzi al portale della villa è situato l’edificio sede dell’Ambasciata di Gran Bretagna, costruito tra il 1968 e il 1971 su progetto dell’architetto sir Basil Spence. Su quest’area sorgeva già un palazzo di proprietà dei Torlonia, che già dal 1870 ospitava la stessa ambasciata ma che nel 1946 fu quasi completamente distrutto da un attentato degli israeliani dell’Irgun e quindi abbandonato. L’edificio attuale è una costruzione modernissima nella struttura e presenta due belle fontane a piscina che adornano i due lati d’ingresso. Al civico 97 della via è situato il “palazzone” sorto come Ministero delle Finanze e divenuto poi sede del Ministero del Tesoro e del Bilancio, primo dei palazzoni ministeriali di Roma capitale. Fu costruito su progetto di Raffaele Canevari e i lavori vennero compiuti dalla società Breda tra il 1872 e il 1877, anche se l’edificio fu consegnato al demanio soltanto nel 1881 per una serie di ostacoli di natura archeologica che. Furono rinvenute, infatti, tracce delle mura Serviane (in particolare qui si apriva l’antica Porta Collina), resti di edifici culturali di età repubblicana, aule di culto mitraico e cristiano, edifici termali di età imperiale e venne deviato anche l’acquedotto Felice. L’assetto è quello tipico neorinascimentale, su due piani, oltre al pianterreno bugnato e l’ammezzato sopra il cornicione con frontone, sul quale è posto un bel gruppo marmoreo costituito dallo stemma sabaudo e da varie figure allegoriche. All’angolo della nostra via con piazza di S.Bernardo troviamo la bellissima chiesa di S.Maria della Vittoria, eretta a spese del cardinale Scipione Borghese e iniziata nel 1608 dal Maderno come chiesa dedicata a S.Paolo. La vittoria di Praga riportata dalle armate cattoliche di Ferdinando II d’Asburgo su quelle protestanti (1620) fu attribuita al ritrovamento inaspettato di una Immagine della Madonna e per questo motivo la chiesa venne dedicata alla Vergine. Dove originariamente era situato l’orto della chiesa, oggi sorge il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, costruito tra il 1904 e il 1914 su progetto dell’architetto Cavagnari. Durante i lavori di sbancamento vennero alla luce tratti delle Mura Serviane che vennero ignobilmente demolite nonostante i disperati appelli degli archeologi con a capo Rodolfo Lanciani. Il tratto della via compreso tra piazza di S.Bernardo e via delle Quattro Fontane ospita anche il Ministero della Difesa, realizzato tra il 1878 e il 1885 come Ministero della Guerra con il caratteristico stile neorinascimentale, con l’alto basamento bugnato e tre grandi portali d’ingresso. Per la sua realizzazione furono demoliti diversi edifici: i conventi di S.Teresa delle Carmelitane Scalze e della SS.Incarnazione del Divin Verbo delle Barberine, la chiesa di S.Caio e lo Sferisterio, l’arena per il gioco del pallone costruita nel 1846, poi ampliata e dotata di illuminazione a gas nel 1868; nel 1869 fu trasformato in ippodromo, con loggiato coperto ed una capienza di ben 6000 spettatori. Al civico 13 si trova l’imponente palazzo Barberini, realizzato nel 1625 sull’antica vigna Sforza per volontà del cardinale Francesco Barberini, divenuto poi papa con il nome di Urbano VIII, il quale commissionò il nuovo palazzo residenziale di famiglia a Carlo Maderno. Questi progettò l’edificio come una villa di campagna, con ali che si stendevano nei giardini circostanti. Nel 1633 la costruzione terminò. Il Bemini apportò importanti modifiche al progetto originario del Maderno: arretrò il prospetto nei confronti dei due corpi laterali ed eliminò, sulla facciata, il loggiato centrale aperto, ricavandone la sala che sarà affrescata da Pietro da Cortona, il “Gran Salone” con il famoso “Trionfo Barberini”, nel quale dipinse le api, stemma araldico della famiglia, così grandi affmché si vedessero dal basso. Anticamente l’ingresso principale era su piazza Barberini ma dal 1875 venne trasferito, per motivi di viabilità, su via delle Quattro Fontane: una bellissima cancellata ottocentesca in ferro tra otto pilastri in travertino, eretta da Francesco Azzurri, immette infatti nel giardino antistante il palazzo, dove è situata anche una bella fontana a candeliere, opera dello stesso Azzurri. Formata da una grande vasca ottagonale, rialzata sopra uno scalino, una scogliera interamente ricoperta da piante acquatiche si eleva, su base quadrata, un fusto che sorregge un catino circolare sul quale un elegante balaustro sostiene il secondo catino con il beccuccio dello zampillo adorno delle tre api barberiniane. I quattro mascheroni ornamentali, disposti simmetricamente verso l’interno, oggi inattivi, e che versavano acqua dal bordo della vasca di base, provengono probabilmente da una preesistente fontana del Bernini. Per ciò che riguarda la paternità artistica dell’edificio sono attribuiti al Maderno il piano di costruzione e le due ali, mentre sono del Borromini i timpani di alcune finestre del piano più alto e la scala a chiocciola interna con colonne binate. Appartiene al Bemini la facciata principale, articolata nei tre ordini dorico, ionico e corinzio, quella posteriore (anche se fmo a poco tempo fa veniva attribuita erroneamente al Borromini) e lo scalone, pure a colonne binate e adorno alle pareti di rilievi romani, sull’ala destra. Gli edifici del palazzo sono congiunti ai giardini per mezzo di due ponti e nel giardino esisteva un antico tempietto detto “Capitolium Vetus”, ossia il “Vecchio Campidoglio”, dedicato alla stessa triade venerata nel Tempio di Giove sul Campidoglio (Giove, Giunone e Minerva) e che sarebbe più antico di questo. Nel giardino, dal 1633 al 1773, vi fu anche l’obelisco che oggi fa bella mostra di sé sulla terrazza del Pincio. Un altro edificio degno di nota è palazzo Albani Del Drago, situato all’angolo tra la nostra via e via Venti Settembre, con l’ingresso al civico 20 di via delle Quattro Fontane. TI palazzo, nel 1707, subì delle modifiche, allungandosi sull’attuale via Venti Settembre (allora strada Pia) grazie all’acquisto di una casa confinante e la loggia del primo piano divenne una galleria chiusa con affreschi di Giovanni Paolo Pannini.